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La Ragazza e la collana col teschio

Un tassista nel cuor della notte vuole fare un’ultima corsa, una ragazza particolare vuole pagare con qualcosa d’insolito.

Collana con Teschio

Stupide Storie

La ragazza e la collana col teschio poteva far parte di quelle che chiamavano “Stupide Storie” … Per me erano questo, dopo tanti anni a fare il tassista in questa città ne ho sentite di storie, e per me erano questo: storie che si raccontano per passare il tempo, che impaurivano qualche ragazzetto o gente superstiziosa.

Quella sera dopo aver fatto l’ultima corsa tornavo a casa, su quella strada principale piena di BAR , PUB, locali per ragazzi e non solo, di solito noi tassisti a Lima passiamo di qua perché trovare un’ultima corsa è più che sicuro, passati le due del mattino si trova già qualcuno che vuole tornare a casa. “Niente ubriaconi pero”, ti possono rovinare la serata lasciandoti il mezzo un cesso, meglio qualche coppia di fidanzati con fretta di andare in qualche motel nelle vicinanze o il solito gruppetto di ragazze con una sola destinazione.

Ma io quella sera non passavo di là per cercare un’ultima corsa, passavo di la costretto dal mio navigatore, era il percorso più veloce per tornare a casa. Fermo al semaforo al di là della strada una ragazza dei lunghi capelli lisci e con un cappellino in testa mi faceva segno con la mano.

Avevo dimenticato di togliere dal parabrezza l’adesivo di “TAXI” con il quale in questa città chiunque si può improvvisare tassista. Quella ragazza stava chiedendo i miei servizi e intanto che il semaforo era ancora rosso mi chiedevo come mai c’era una ragazza da sola a quest’ora ?

Guardando com’era vestita non sembrava fosse una che ti soddisfa a pagamento, mi sono detto:” perché no? Facciamo questa ultima corsa.”

Scatta il verde e riparto lentamente, mi accosto intanto che abbasso il finestrino del passeggero per trattare con quella ragazza, ricordo che il cappellino che aveva in testa non mi faceva notare bene il suo viso e neanche nel momento in cui si appoggiò con le braccia nel finestrino aperto non riuscivo a notare bene il suo sguardo.

Mi dissi subito l’indirizzo dove voleva arrivare, io cercai sul navigatore , era una zona molto appartata dalla città, una zona industriale poco abitato, e mi sono ritrovato con due aspetti che non quadravano, “una ragazza sola a quest’ora e un posto insolito dove portarla”. Ho messo le quattro frecce e ho ascesso la luce dell’abitacolo perché volevo vederla bene in faccia.

Collana col Teschio

Quelle stupide storie mi sono tutte piombate addosso appena la vidi in faccia, non aveva espressione di nessun tipo, aveva gli occhi grandi e oscuri ma la sua pelle era di un pallido irreale, almeno per me che non avevo mai visto una persona cosi, i suoi cappelli erano lunghi lisci e neri e mi fissava senza battere ciglio, in quel momento confesso che non riuscivo a mantenere lo sguardo su di lei, non era una ragazza brutta, ma neanche normale.

Ho pensato fosse straniera, ma dopo averla vista volevo solo continuare per la mia strada. La conoscono tutti la leggenda metropolitana della giovane fantasma che si diverte a salire sui tassi per poi scomparire da qualche parte o per diventare uno scheletro o cose simili, in mente all’improvviso avevo tutte queste stupide idee. Ho sparato un prezzo cinque volte tanto poteva essere costato la corsa che chiedeva, in questo modo me la avrei tolto di mezzo, ma non ando cosi.

Lei apri una mano, pallida tanto quanto la sua faccia, di ditte sottili e lunghe unghie dalla quale rotolò e rimasse in sospeso tenuto da una catenina un teschio con delle pietre colorate incastrati nelle orbite, “Ti pago con questo” disse lei, “Solo contanti” dissi io, lei si allontano dal tassi io ingranai la marcia e ripartii.

Più avanti degli ubriachi litigavano in mezzo alla strada, non riuscivo ad andare avanti , nel retrovisore riuscivo ancora a vedere la ragazza con la collana col teschio, intanto mi sbrigai a togliere dal parabrezza l’adesivo “TAXI”, non volevo che nessuno mi chiedesse una corsa. Guardando ancora nello specchio retrovisore ho visto la ragazza salire s’un TAXI, di quelli regolari, “regolari” per cosi dire, era di sicuro un tassista che accettava come pagamento collane col teschio.

Inseguimento della Ragazza

Dopo questi anni mi pento ancora di quello che ho fatto dopo, il tassi passò davanti a me ed io mantenendo una certa distanza incominciai a inseguirlo. Lei sedeva in mezzo, nel sedile posteriore ma in mezzo, cosa inusuale, il tassista avrebbe dovuto chiederle di spostarsi su uno dei lati perché di sicuro non poteva vedere col retrovisore, allora pensavo forse stessero parlando e si guardavano attraverso lo specchietto.

Notai solo che lei si tolse il cappellino dalla testa, io rimise nel navigatore l’indirizzo che lei mi aveva dato, e ci volevano dieci minuti per arrivare, erano le tre del mattino le strade erano deserte, la destinazione lontana e si manteneva una velocità non indiferente.

Il “Taxi” usci dalla strada principale, eravamo vicini a destinazione, ora le strade erano buie, era una zona nuova, industriale, io spensi le luci della mia macchina e vide invocare l’auto che seguivo in un vicolo stretto, eravamo all’indirizzo, e fermai la macchina per vedere cosa succedeva.

Lontano c’erano le luce della strada principale, notai la sagoma di quella ragazza muoversi, la portiera aprirsi e lei allontanarsi dopo aver chiuso la portiera. Il “TAXI” continuò , io riaccesi il motore e pensai: “Va be’ ho perso solo una corsa e del tempo“.

Dovevo per forza continuare dietro a quel “TAXI” non c’erano alternative, riprendiamo la strada principale, mentre rimettevo sul navigatore “destinazione Casa” l’auto davanti a me prende velocità ed invade la corsia opposta poi ritorna sulla corsia bruscamente e sbanda, va contro guardrail.

Il Taxista Morto

Fermai la macchina e mi avvicinai a piede al “TAXI”, vide un uomo grasso, una specie di gigante, che faticava a respirare, cercai di sganciarlo dalla cintura di sicurezza, intanto il suo sguardo era fisso davanti a se, la bocca spalancata.

Torno di corsa in macchina prendo il cellulare e segnalo l’incidente. Torno di corsa da quell’uomo e non respirava più, occhi e bocca spalancati, in una smorfia di terrore, pallido in viso e ho ricordato la ragazza e la collana col teschio, lo sguardo della ragazza, la pelle di quella ragazza, sono tornato in macchina, lontano sentivo le sirene dell’ambulanza che si avvicinavano.

Erano le quattro e mezza del mattino e sono dovuto restare lì per altre ore, la polizia voleva più dettagli su quello che era accaduto, nei giorni che seguirono per la polizia avevo a che vedere con l’incidente di quell’uomo, per via dei video delle telecamere sulla strada principale, era chiaro che per loro, io inseguivo quell’uomo, nella mia dichiarazione dissi che ero da quelle parti a lasciare un cliente, che ero solo uno dei tanti tassisti irregolari che si arrangia per lavorare.

Il tenente di polizia incaricato, che quella mattina mentre mettevano il tassista morto in una sacca di plastica, mi dissi: “Tu non me la racconti tutta, due tassisti nello stesso posto alla stessa ora, qui in mezzo al niente …“.

Mi comunico telefonicamente un giorno che ero fuori dalle indagini, che il grassone aveva avuto un infarto e che sul corpo non c’erano segni di violenza, e che in uno dei fotogrammi del video delle telecamere sulla strada principale si poteva notare che io portavo qualcuno seduto nel sedile posteriore della mia macchina.

Aveva detto che c’era qualcuno con me, e non facevo altro che pensare giorno e notte a quella ragazza e alla sua collana col teschio e alle sue parole “Ti pago con questo“; cosa voleva dire , ti pago con la morte ?

Andai a parlare con il tenente, dovevo sapere di più su quello che era successo e anche sulla ragazza e la collana col teschio, volevo vedere quel filmato, seduto davanti a lui mi rispose: “Anch’io voglio sapere di più … inizi a raccontare com’è andata quella notte“.

Ed io inizia : “Stupide storiePer me erano questo, dopo tanti anni a fare il tassista in questa città ne ho sentite di storie, e per me erano questo: storie che si raccontano per passare il tempo …”